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L’organizzazione e la gestione della rete nivometrica è curata dal Settore
Prevenzione del Rischio Geologico, Meteorologico e Sismico della Regione
Piemonte. La rete è costituita da 21 stazioni nivometeorologiche di rilevamento
sul territorio provinciale di cui 12 di proprietà della Provincia di Cuneo.
La scala numerica di pericolo usata nei bollettini è uno strumento utile e di
supporto per identificare in modo univoco una determinata situazione di pericolo
di valanghe a livello subregionale, ma non locale.
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Scala del pericolo da valanghe
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| Scala di pericolo |
Numero |
Stabilità del manto nevoso
(scala di consolidamento del manto nevoso) |
Probabilità di distacco valanghe |
| debole |
1 |
Il manto nevoso è in
generale ben consolidato e stabile
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Il distacco è
possibile solo con un forte sovraccarico su pochissimi pendii ripidi.
Sono possibili solo piccoli slavinamenti spontanei (scaricamenti su
pareti)
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| moderato |
2 |
Il manto nevoso è
moderatamente consolidato su alcuni pendii ripidi, per il resto è ben
consolidato
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Il distacco è probabile
con un forte sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi sotto indicati.
Non sono da aspettarsi grandi valanghe spontanee
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| marcato |
3 |
l manto nevoso presenta
un consolidamento da debole a moderato su molti pendii ripidi
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Il distacco è probabile
con un piccolo sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi sotto
indicati. In alcune situazioni sono possibili valanghe spontanee di
media grandezza e, in singoli casi, anche grandi valanghe
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| forte |
4 |
Il manto nevoso è
debolmente consolidato sulla maggior parte dei pendii ripidi
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Il distacco è probabile
già con un debole sovraccarico sulla maggior parte dei pendii ripidi. In
alcune situazioni sono da aspettarsi molte valanghe spontanee di media
grandezza e, talvolta anche grandi valanghe
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| molto forte |
5 |
l manto nevoso è in
generale debolmente consolidato e per lo più instabile
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Sono da aspettarsi
numerose grandi valanghe spontanee anche su terreno moderatamente ripido
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Sovraccarichi
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| forte |
gruppo compatto di sciatori, motoslitta, mezzo
battipista |
| debole |
singolo sciatore, escursionista senza sci. |
Nota: Sono considerati ripidi i pendii con
inclinazione superiore a circa 30°.
Come si può vedere ciascun grado di pericolo è contraddistinto da un diverso
colore.
| Stabilità del manto nevoso |
Dal punto di vista fisico non è corretto utilizzare una scala
della stabilità in quanto un pendio nevoso o è stabile o non lo è. Nella scala
di pericolo viene pertanto utilizzata una scala di consolidamento del manto
nevoso con la seguente definizione:
| ben consolidato |
| moderatamente consolidato |
| da moderatamente a debolmente consolidato |
| debolmente consolidato |
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Criticità
dell’inclinazione dei pendii
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Frequenza delle valanghe in funzione dell'inclinazione
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| Inclinazione |
Frequenza |
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Sotto i 15° di inclinazione le valanghe non si
staccano che in condizioni di innevamento eccezionali
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Valanghe da molto
rare ad eccezionali
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Fra i 15° e i 25° la formazione di valanghe è
piuttosto rara, ma su queste inclinazioni continua lo scorrimento delle
masse nevose in movimento
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Valanghe poco
frequenti, in genere molto grandi; spesso arrecano notevoli danni
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Fra i 25° ed i 55° si è in presenza
dell’inclinazione critica. I restanti pendii possono rimanere inattivi
per anni e poi improvvisamente scaricare notevoli masse nevose
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Valanghe frequenti, in particolare a lastroni, pendii
potenzialmente pericolosi se segnati dal bollettino valanghe
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Oltre i 55° si hanno frequenti distacchi, ma le
masse di neve sono generalmente modeste: i pendii sono talmente ripidi
che le valanghe si verificano già durante le nevicate o immediatamente
dopo
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Scariche assai
frequenti, spesso di modeste dimensioni
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Valutazione
dell'inclinazione del pendio |
Una valutazione approssimativa dell’acclività di un
versante, si effettua utilizzando velocemente due bastoncini da sci.
Piantatone uno in posizione verticale si fa l'altro scorrere orizzontalmente
fino a che la punta sfiori l’estremità del bastoncino verticale e
l’impugnatura sfiori la neve del pendio.
In funzione del punto in cui si trova l’impugnatura del bastoncino
orizzontale, la seguente tabella fornisce i valori delle inclinazioni del
pendio:
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Neve all’altezza dell’impugnatura |
circa 45° |
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Neve a tre quarti |
circa 37° |
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Neve a metà |
circa 27° |
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Neve ad un quarto |
circa 14° |
Nota: si
considera potenzialmente pericoloso ogni versante in cui il bastoncino
orizzontale raggiunge o supera la metà del bastoncino verticale
Effetti sulla formazione di valanghe del deposito di neve fresca in caso di
vento assente o inferiore a 4 m/sec di velocità e con temperature dell'aria
comprese fra -2°C e -10°C.
In caso di temperature inferiori a -10°C il periodo di assestamento - per
il deposito dello spessore della neve fresca - deve essere prolungato da 3 a
5 o più giorni (metamorfismo rallentato).
| Precipitazione neve fresca in 1-3
giorni |
Possibilità di
valanghe e grado di pericolo |
Effetti sul manto nevoso
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| fino a 10 cm |
Rare, piccole valanghe molto localizzate (quasi
esclusivamente neve asciutta incoerente). Nessun aumento del pericolo.
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Apporto di neve potenzialmente instabile con aumento
del carico per la neve vecchia.
Variazioni nella velocità di assestamento
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| 10-30 cm |
Occasionale e localizzata, formazione di lastroni;
frequenti valanghe di neve polverosa. Scarso pericolo molto localizzato.
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| 30-50 cm |
Piccole valanghe abbastanza frequenti sui pendii più
ripidi (superiori a 35°). Debole pericolo localizzato (itinerari
turistici).
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| 50-80 cm |
Grandi valanghe anche su pendii meno ripidi (fino a
25°-30°); pericolo grave e diffuso. In generale, sopra il limite
superiore della vegetazione d’alto fusto, singole grosse valanghe
possono raggiungere il fondovalle lungo i normali percorsi valanghivi
(pericolo per piste e strade esposte).
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| 80-120 cm |
Frequenti grosse valanghe fino al fondovalle,
occasionalmente anche al di fuori dei normali canaloni valanghivi.
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| oltre 120 cm |
Condizioni eccezionali, possibilità di valanghe anche
in zone fino a quel momento ritenute sicure. Gravissimo pericolo
generale
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E’ utile ricordare che esistono tre tipi di valanghe :
| 1 |
Valanghe di neve incoerente |
Nota:
La distinzione dei tre tipi di valanghe è in funzione sia del tipo di
cristallo sia del modo di movimento della valanga rispetto al tipo di
scorrimento del cristalli |
| 2 |
valanghe di neve umida |
| 3 |
valanghe a lastroni; si suddividono a loro volta in
valanghe di lastroni superficiali e valanghe di lastroni di fondo; i
lastroni superficiali possono presentarsi come lastroni compatti o
lastroni friabili. I lastroni di fondo generalmente si presentano di
neve umida
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| Sintesi delle condizioni
favorevoli al distacco di valaghe |
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“...la percezione di pericolo si
riduceva alla visione della superficie e alle forme della neve.”
Premesso che non si verificano valanghe sino a quando
la neve non ha ricoperto tutte le asperità del terreno (rocce, pietraie,
arbusti e cespugliame) e che occorre, in linea di massima, poco meno di
un metro circa di neve (eccezione i prati sfalciati!) nella zona di
distacco, perchè si verifichi una valanga. Si possono fornire le
seguenti indicazioni generali: |
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In assenza di venti sulle creste, o con venti molto
leggeri, i pendii sottovento e sopravento hanno un’eguale possibilità di
essere caricati da neve.
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Con venti moderati sulle creste, il carico si ha
quasi del tutto sui pendii sottovento.
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Con venti molto forti, il carico si ha sul lato
sottovento, ma la neve tende ad accumularsi in depositi profondi
relativamente solidi più che restare sparsa sull’intero pendio.
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La pioggia - apportando calore negli strati nevosi
profondi - indebolisce tutti i pendii.
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Le valanghe di neve incoerente si staccano
soprattutto su pendii molto ripidi; durante le precipitazioni nevose i
versanti che presentano un’inclinazione superiore ai 50° scaricano
continuamente.
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Le piccole vallette, gli impluvi, le zone convesse, i
canali privi di bosco fitto ad alto fusto sempreverde sono pericolosi.
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Nei comprensori sciistici si può affermare che tutti
i pendii privi di vegetazione di cui sopra e con un’inclinazione
maggiore di circa 28° possono dar origine a valanghe.
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Se dopo una nevicata si nota che vi sono parecchie
valanghe cadute su di una determinata esposizione, allora tutti i pendii
con quella esposizione - dai quali non si è ancora staccata una valanga
- devono essere considerati pericolosi.
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La probabilità che si verifichi il distacco di un
lastrone di fondo è maggiore nei pendii interessati da brina di fondo e
di superficie.
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Direzione, intensità del vento (>25 Km/h) ed
intensità della nevicata (>2,5 cm/h) favoriscono l’insorgere di
immediato pericolo di distacco.
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La neve bagnata assorbe molte più radiazioni di
quella asciutta ed è quindi molto più instabile; l’instabilità della
neve umida è massima al pomeriggio.
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L’instabilità di un pendio aumenta rapidamente con
l’aumentare del carico apportato da nuove precipitazioni nevose.
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Abbondanti precipitazioni con uno spessore di neve
fresca che oltrepassa i 120 cm in due o tre giorni creano condizioni di
probabilità di distacco.
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In presenza di freddo intenso vi può essere pericolo
di valanghe di neve incoerente anche su pendii con acclività comprese
fra i 30° e i 40° in quanto l’assestamento e i metamorfismi sono
bloccati dal freddo.
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Un repentino aumento delle temperature diminuisce la
coesione dei cristalli aumentando l’instabilità del manto nevoso.
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L’aumento di umidità e di temperatura dell’aria
durante una nevicata, è un fattore di instabilità in quanto determina
l’accumulo di neve pesante su di uno strato preesistente di neve più
leggera.
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Forti escursioni termiche fra giorno e notte
accelerano il distacco; temperature quasi costanti e poco inferiori a 0°
portano un rapido assestamento con scomparsa del pericolo dopo 4 - 5
giorni dalla nevicata.
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In presenza di metamorfismo da gradiente la neve
perde rapidamente coesione e diventa molto friabile, con grossi
cristalli ben staccati uno dall’altro ed una notevole porosità che
facilita la circolazione interna dell’aria. In questa situazione il
pericolo di distacco è evidente.
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La copertura erbacea e cespugliosa e/o alberi isolati
- oltre a non permettere una perfetta adesione della neve al suolo e
favorirne lo slittamento - consentono la circolazione di grandi quantità
d’aria: questa può portare alla rapida formazione di strati di brina di
profondità indebolendo gli strati interni del manto nevoso.
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| Test di stabilità del
manto nevoso |
E’ bene precisare che questi test forniscono indicazioni di sicurezza o
instabilità solo relativamente al sito sul quale vengono eseguiti, sito che per
analogia deve presentare gli stessi requisiti di esposizione, altezza s.l.m. e
acclività del pendio sospetto. La scelta di un’area rappresentativa da testare
può fornire risultati molto importanti se correttamente interpretati e
criticamente discussi.
Qui di seguito si propongono diverse prove di stabilità numerate in ordine
crescente di efficacia:
Test con gli sci
Deve essere effettuato su di un sito sicuro. Dopo aver eseguito una trincea
a valle dell’area da testare, per individuare gli strati deboli, si salta con
gli sci ai piedi poco a monte della trincea per tentare di mettere in moto gli
eventuali ancoraggi instabili e quindi l’intero strato pericoloso.
Questo metodo - peraltro faticoso - fornisce solo informazioni molto
approssimative sulla coesione degli strati di superficie; infatti non è
possibile sapere se le sollecitazioni dovute ai salti dello sciatore hanno
provocato delle fratture in profondità, a meno che tutta la coltre nevosa
dell’area testata si metta a scivolare lungo il pendio.
E’ quindi un test poco significativo.
Test della pala (Kellerman)
Consiste nel misurare le forze di taglio - individuate nello strato più
debole - con l’aiuto di un dinamometro incorporato all’estremità del manico di
una pala; è necessario lo scavo di una trincea per permettere di individuare ed
analizzare gli strati deboli.
La tabella seguente indica la relazione fra la forza misurata con il
dinamometro nel momento del distacco del provino di neve e la valutazione di
pericolo.
I risultati di questo test sono da considerare con molta cautela
(infatti i valori misurati con il dinamometro possono essere talvolta molto
elevati, dal 30 al 60% superiori a quelli reali)
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Frattura conseguente ad una trazione di :
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Stima del pericolo nella zona considerata
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| 0- 10 Kg |
notevole |
| 10- 20 Kg da |
da grande a medio |
| maggiore di 20 Kg |
debole |
Test del blocco di scivolamento
Viene tagliato nella neve un blocco di superficie pari a 3 mq; sulla
faccia a valle si esegue il solito profilo della neve, avendo cura che lo stesso
sia in ombra.
In seguito, uno sciatore tenterà di staccare il blocco fino al
progressivo slittamento di alcuni strati più deboli.
Con un minimo di materiale (pala, lente e piastrina per i cristalli)
questo test, unitamente ad osservazioni sull’ambiente circostante, permette una
discreta stima del pericolo.
Penetrometro, esame cristallografico e talaietto (per esperti)
Test raffinato e dettagliato, risulta complesso da eseguire in quanto richiede
particolari conoscenze sia sulla fisica della neve sia sulla meccanica di
distacco. E’ importante una buona conoscenza della tecnica di “battage” con il
penetrometro.
Il profilo penetrometrico consiste nell’annotare l’indice di resistenza alla
penetrazione di una sonda in una sezione verticale del manto nevoso.
Con un po’ di pratica può essere utilizzata la sonda da valanghe: si verifica la
consistenza ( a livello di tatto e sensazione) degli strati deboli (sicuramente
non quelli sottili !) o la presenza di pericolosi lastroni.
“L’incidente è insieme il risultato ed il sintomo di una violenta disarmonia fra
l’uomo e l’ambiente…”
| Sergio Costagli |
| Servizio Valanghe Italiano |
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